La prevenzione: teoria e pratica
13 marzo 2009 - 14:18 | Generale | 4 commenti
diagnosi tardiva di melanoma invasivo
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Cosa si intende per prevenzione? Come è possibile attuarla? E' possibile prevenire le malattie sottoponendosi in maniera indiscriminata a tutti gli esami diagnostici: Rx torace, TC total body, risonanza magnetica, screening digitale dei nevi (mappatura), PET, esami del sangue? E' necessario sviluppare una sfumatura comportamentale di tipo ipocondriaco, fingere il malessere, per essere continuamente e costantemente sottoposti a visite mediche al fine di rafforzare il proprio senso di salute?
La prevenzione è cruciale per la diagnosi precoce di molte malattie e in particolare in dermatologia per i tumori cutanei. La poltrona del medico facilita una visione più chiara della patogenesi delle malattie, delle strategie per evitarle, sospettarle o diagnosticarle, ma qual è la visione e la prospettiva dalla poltroncina del paziente nei confronti della prevenzione?
Come è possibile che ancora oggi alcuni tappi di cerume della società siano la causa della sordità individuale nei confronti della prevenzione?
La prevenzione richiede sicuramente la conoscenza del problema, ad esempio del melanoma, ma questa è solo condizione necessaria e non sufficiente perché un individuo sottoponga all'attenzione del dermatologo la macchia presente sulla pelle. Un paziente informato, che conosce perfettamente la regola ABCDE per identificare tra tutti i nevi quello «sospetto», potrebbe avere difficoltà ad applicarla per l'autocontrollo della cute.
Un «sapientino» teorico della prevenzione conosce la risposta esatta ad ogni domanda ma questo non necessariamente implica che lo stesso soggetto sia in grado di mettere in pratica le sue nozioni. Se manca l'anello di congiunzione tra la prevenzione teorica e quella pratica ogni sforzo di sensibilizzazione, tutte le giornate dedicate allo skin cancer day, rischiano di diventare solo un momento dedicato alle visite gratuite di massa.
La prevenzione pratica
La prevenzione pratica presuppone l'educazione di una persona e precede quella teorica perché richiede un atteggiamento individuale orientato all'attenzione e alla vigilanza. Solo in questo modo è possibile «vedere», «ascoltare», «toccare» quelle sbavature della nostra vita, della nostra pelle che prima, ieri, non c'erano. Deboli tintinnii iniziali, che si perdono nel frastuono della nostra vita quotidiana, che solo l'orecchio e la vista attenti riescono a percepire.
Segnali nuovi, diversi, ai quali non è necessario dare un nome e un cognome: bisogna però vigilare con attenzione per saperli cogliere e segnalare al medico. Segnali leggeri come nuvole, dapprima passeggere, che possono incupirsi improvvisamente e scatenare una bufera anche se poco prima c'era il sereno: la bufera della diagnosi tardiva.
Oggi siamo sempre di corsa, sempre in affanno per colpa del comune stile di vita dell'ultimo minuto, dell'apnea individuale, lavorativa e relazionale, sempre stremati e bombardati da input e informazioni, che tornano alla mente solo quando viene formulata una diagnosi tardiva con espressioni del tipo: «non immaginavo che...»
La ricerca ha approfondito le conoscenze in campo medico e la nuove tecnologie hanno ampliato gli orizzonti della diagnosi precoce ma questi progressi rischiano di rimanere oasi nel deserto se non attuiamo la vigilanza e affiniamo l'attenzione per cogliere i segnali e i sintomi da indagare.
Dobbiamo comprendere l'importanza dell'attenzione per poter attuare la prevenzione.
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Commenti
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14 marzo 2009 - 10:48 | di Gianluca Ricchiuto
Non posso che concordare con il Dott. Alessandro Martella che sottolinea la necessità di vivere la prevenzione prima ancora di conoscerne l'elegante veste medica con cui essa sembrerebbe agghindarsi. I segnali possono essere tanti e a volte confondenti ma quando si tratta di un reale cambiamento una voce dal coro, apparentemente intonato, si alza distorcendo la melodica atmosfera.
E' da lì che bisognerebbe partire affidando, poi, alla professionalità medica il compito di interpretare tale comportamento: si dedurrà si tratti di uno sporadico atto di indisciplina come potrà rivelarsi essere l'incipit di un reale problema alle corde vocali.
Noi, dunque, siamo i direttori d'orchestra della nostra fisicità ed entro le regole necessarie a produrre l'elegante veste della Prevenzione occorrerebbe affinare le doti della personale sensibilità ad interpretare le sfumature di cui ciascuno di noi è originalmente portatore.
16 marzo 2009 - 23:58 | di Debbie Kean
Here in New Zealand, we have the highest level of UV in the world, and there's a correspondingly high level of skin cancer.
In recent years, there have been campaigns in the media persuading people to wear sunscreen and to 'cover up' in the sun. But I still encounter people who don't take this seriously, and for example, won't wear sunglasses.
I have learned my lesson, and always wear them, but the saying in English is, "prevention is better than cure". People need to know that.
18 marzo 2009 - 11:14 | di Eleonora
Ciao Debbie, caspita non avevo idea che la N.Z. fosse il paese con più concentrazione di raggi uv... Non si smette mai di conoscere e imparare.
Proteggere la pelle è importantissimo! Ed è un peccato che tante persone ancora oggi sottovalutino questo aspetto della salute.
Concordo con Debbie che dice appunto che prevenire è meglio che curare.
CIAO
10 dicembre 2010 - 17:10 | di Lukas
Vorrei partire dall'ultima frase del post, incentrata sull'importanza dell'attenzione perché vi sia una reale prevenzione. La nostra società degli eccessi ha fatto sì che si sviluppassero due estremi radicalmente opposti: da un lato la paura ossessiva di ogni minimo sintomo e dall'altra la totale sottovalutazione di segnali importanti. Credo che le giornate o le iniziative dedicate alla prevenzione con visite gratuite servano soprattutto a far riequilibrare questi due aspetti per far maturare una migliore consapevolezza della propria salute in tutti i cittadini. Quindi, ben vengano sempre più numerose!
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