Quando controllo i nei ad un paziente, e utilizzando la metodica della videomicroscopia, che, come sapete si chiama anche epiluminescenza, spesso mi viene chiesto: “dottore, ma come fa a capire se un neo è buono o cattivo?”.
Ovviamente la risposta più semplice che potrei dare sarebbe: “sa, sono anni e anni di studio”. In realtà la curiosità del paziente è molto più semplice; non vuole sapere i motivi intrinseci che portano ad esprimere un giudizio finale al dermatologo, sulla benignità o sulla presenza di una neoformazione sospetta, bensì vuol sapere come funziona la metodica.
Bene, oggi provo a spiegarlo.
Dunque, dovete sapere, che quando il dermatologo utilizza la dermatoscopia per controllare i tuoi nei, questa metodica ha qualcosa di veramente straordinario.
Riesce a controllare le strutture che sono al di sotto della superficie cutanea e che caratterizzano il neo, e questo rappresenta un pò una magia; riesce a visualizzare delle strutture a colori.
Probabilmente ti starai chiedendo: come è possibile tutto ciò?
Provo a spiegarlo con un esempio: immagina di essere su una barca in mezzo al mare e che io ti chieda: “cosa vedi sul fondo?”,  “riesci a guardare cosa c’è al di sotto della superficie del mare? Prova a descriverlo”.
Se tu rimani i piedi sulla barca e provi a guardare il mare difficilmente riuscirai ad osservare il fondale, perché c’è la superficie del mare che ti ostacola. Però, se tu prendi la maschera, metti la maschera, e poi la poggi sulla superficie del mare, vedrai tutto un altro mondo. Inizierai a vedere cose, aspetti, che prima non riuscivi a vedere ad occhio nudo.
Bene, la videomicroscopia funziona allo stesso modo; c’è una telecamera che viene poggiata direttamente sulla superficie della pelle, in corrispondenza del neo e in qualche modo questa telecamera e come la maschera che ti ho appena citato, che viene poggiata, e questo permette di formare un tutt’uno tra la telecamera e la superficie cutanea, in modo tale che i raggi di luce della telecamera penetrano all’ interno, e quindi consentire una visualizzazione di aspetti che non è possibile cogliere ad occhio nudo.

E’ quindi questa, è la prima grande novità della metodica.
Poi, cosa succede, nel momento in cui il dermatologo inizia ad osservare queste strutture deve subito cercare di capire se si trova di fronte a delle strutture che, possono essere ricondotte alla famiglia, al capitolo dei nei, chiamiamole più in generale delle lesioni melanocitarie, oppure di tutta un’altra grande famiglia di lesioni invece non melanocitarie.
Quindi, la prima cosa che fà, cerca di contestualizzare quello che vede.
Appartiene quello che vede a dei nei oppure ad altro?

Infine, l’altro passaggio, quello definitivo e osservare l’architettura, ovvero come sono organizzate queste strutture è solo da questo riesce, utilizzando anche vari ingrandimenti, che la metodica permette di utilizzare, e che possono variare da 10 fino a 70X, ma anche oltre, di individuare quegli aspetti che possono essere tipici di una lesione benigna o atipici irregolari e possono invece far orientare verso una lesione dubbia o francamente maligna; e di conseguenza indicare in base alla tipologia di manifestazioni, se appunto sono delle benigne, controlli a distanza, o dubbie, o francamente maligne, quest’ultimo caso invece l’asportazione.

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