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Mangiarsi le unghie o strapparsi i capelli: quali le cause psicologiche del problema?

Il tuo bambino si strappa i capelli (tricotillomania) o si mangia le unghie (onicofagia) e non sai cosa fare? Ti stai chiedendo se è giusto continuare a rimproverarlo?

La tricotillomania e l’onicofagia sono due differenti manifestazioni dermatologiche che possono nascondere un disagio psicologico individuale. Abbiamo intervistato l’esperto, la dott.ssa Lucia Imperatore psicologa e responsabile redazionale di psicozoo, per chiederle quali sono le cause e soprattutto come intervenire per gestire e risolvere il problema.

La tricotillomania e l’onicofagia sono due manifestazioni cliniche che è possibile riscontrare sia nel bambino sia nell’adulto. In entrambe le fasce d’età sono sempre associate a particolari manifestazioni psicologiche individuali?

«Sia la tricotillomania che l’onicofagia, non possono essere considerati disturbi a sé, ma sintomi di un disagio sotteso che varia da individuo a individuo, secondo la sua struttura di personalità, il periodo della propria vita, la propria storia, la propria visione del mondo. In quanto sintomi, questi fenomeni vanno sempre dunque considerati per il significato soggettivo che essi hanno per i singoli individui.»

«Solitamente questi disturbi colpiscono maggiormente i bambini, ma possono perpetrarsi fino all’età adulta, o sparire e ricomparire in momenti cruciali della vita dell’individuo. Una differenza può essere legata al fatto che nei bambini per periodi limitati nel tempo, possono essere manifestazioni normali di tensione passeggera, mentre negli adulti sono solitamente più preoccupanti.»


Le manifestazioni psicologiche della tricotillomania e quelle dell’onicofagia sono differenti? Potrebbe descriverle?

«Entrambe possono essere clinicamente inquadrate come sintomi ossessivi, o come disturbi del controllo degli impulsi (secondo il DSM IV). Entrambe condividono una sensazione di tensione crescente a cui l’individuo trova sollievo solo dando sfogo all’impulso irrefrenabili di strapparsi i capelli o di mordere unghie e pellicine.»

«Nella tricotillomania solitamente il paziente riferisce di non provare dolore e cerca di occultare i segni dello strappamento, ad esempio coprendo le chiazze vuote con i capelli o con un cappello.»

«Nell’onicofagia, invece, il dolore sembra essere centrale, come espiazione di una qualche colpa o come unico modo per sentirsi vivi.»

«Entrambe le manifestazioni sottendono spesso emozioni di rabbia o di preoccupazione, la prima più associata alla tricotillomania, la seconda più all’onicofagia. In particolare, la tricotillomania si verifica spesso in presenza di rabbia verso i genitori, a cui il bambino non è in grado di dare espressione verbalmente. L’onicofagia è invece più frequentemente associata a situazioni di conflittualità in famiglia che si esprime con continui e violenti litigi.»

«Questo clima crea nel bambino molta ansia e preoccupazione per l’unità della famiglia di cui si sente responsabile e che lo porta a mettere in atto il comportamento autolesionistico.»

«La tricotillomania, rispetto all’onicofagia tende ad essere maggiormente negata e consumata in momenti di solitudine, fuori dall’osservazione degli altri. Difficilmente una persona che ne soffre lo ammetterà, anche di fronte a segni evidenti.»

«Ovviamente, si tratta di un’estrema generalizzazione, è necessario sempre considerare i singoli casi nelle loro implicazioni peculiari.»

Possiamo considerare nel bambino tali condizioni psicologiche, causa della tricotillomania e dell’onicofagia, come facenti parte di un fisiologico sviluppo psichico individuale?

«Per stabilire se questi fenomeni siano nella norma, o escano dal normale processo di crescita, bisogna valutarne la frequenza e l’intensità. E’ normale che il bambino giochi con i capelli o possa mordere unghie e pellicine quando è nervoso, o in momenti di particolare stress o di intensa concentrazione.»

«In questi casi, non bisogna preoccuparsi eccessivamente, rischiando di amplificare un piccolo espediente che il bambino usa per rassicurarsi. Certo, se il fenomeno è troppo frequente o dannoso, ad esempio con la formazione di chiazze prive di capelli nelle aree tormentate dal bambino, o con infezioni alle unghie e alle dita, allora forse è il caso di chiedere consiglio ad uno specialista.»

Tali condizioni psicologiche possono essere causa di altri disturbi e/o manifestazioni cliniche generali?

«Più che causa potremmo trovare queste condizioni in concomitanza con altri sintomi o come manifestazione di un disturbo più generale. Le troviamo spesso associate ai disturbi dell’umore come la depressione, ai disturbi d’ansia, in particolare il disturbo ossessivo-compulsivo, ai disturbi dell’alimentazione, ad alcuni disturbi di personalità e al ritardo mentale, come forme di stereotipia.»

Quale il ruolo della famiglia nella gestione di un bambino che si strappa i capelli o si mangia le unghie?

«Per un bambino i genitori devono essere una presenza costante, calda e rassicurante, in grado di riconoscere il suo stato emotivo e di aiutarlo ad esprimerlo. Il problema è che molto spesso i genitori tendono a negare o a rifiutare di vedere che il proprio bambino possa avere dei problemi, per non sentirsi responsabili del suo disagio.»

«Il primo passo dunque è rendersi conto che il proprio figlio si trova in una situazione di disagio, non amplificarla, né sminuirla e creare un clima in cui il malessere possa venire fuori. I genitori devono serenamente chiedere aiuto al proprio dermatologo di fiducia o al medico di famiglia, che saprà sicuramente suggerire loro il da farsi.»

Quali possono essere i primi segnali psicologici per un genitore da non sottovalutare?

«Poiché spesso i bambini tendono a negare di avere questo problema, spesso sono i genitori ad accorgersene. I segnali fisici sono piuttosto facili da individuare, ad esempio le chiazze di alopecia, o la consunzione delle unghie. Rispetto ai segnali psicologici, non esistono degli indicatori specifici della tricotillomania e dell’onicofagia, ma sicuramente delle manifestazioni di disagio che sono comuni a più disturbi, come la tendenza alla chiusura e a trascorrere molte ore da soli, il calo del rendimento scolastico, uno stato di preoccupazione, l’alterazione del sonno e dell’alimentazione.»

«Questi fenomeni sono il campanello d’allarme che segnala un disagio, a cui i genitori devono prestare attenzione.»

In questi casi, cosa fare? Sgridare il bambino perché non si strappi i capelli o si mangi le unghie? Oppure ignorarlo e far finta di nulla?

«E’ poco utile imporre al bambino di non farlo o sgridarlo, perché tenderà a cercare spazi e momenti adatti per continuare indisturbato, piuttosto che ridurre tale abitudine.»

«E’ più opportuno invece che i genitori si sforzino di comprendere quali possono essere le emozioni del bambino mentre si tormenta i capelli o le unghie: che sia paura, rabbia, o tristezza, i genitori devono spingerlo delicatamente a prendere consapevolezza del suo stato emotivo e ad esprimere a parole il suo disagio piuttosto che con il sintomo.»

«Per essere in grado di farlo devono creare un clima di dialogo e di incontro con il bambino, senza mostrare eccessiva preoccupazione o colpevolizzarlo. Solo così gradualmente, il figlio potrà esprimere quello che prova e trovare delle soluzioni insieme ai genitori. Quando i motivi del disagio scompaiono, anche il sintomo tende a ridursi o ad estinguersi completamente.»

Un dermatologo deve sempre consigliare al paziente e/o al genitore una consulenza psicologica?

«Non necessariamente, l’opportunità di una consulenza psicologica dipende dalla gravità delle manifestazioni e dal livello di consapevolezza che i genitori hanno del problema. Come ho detto prima, se si tratta di un momento transitorio della vita del bambino, in cui sono identificabili cause precise e risolvibili (ad esempio, il cambiamento di un insegnante a scuola, la fine di una relazione per un adulto), non è necessaria una consulenza psicologica. Se il problema però si prolunga nel tempo ed è associato ad una situazione generale di malessere e di sofferenza emotiva, è opportuno che il dermatologo spinga il paziente o la famiglia a consultare uno psicologo.»


Come consiglieresti ad un dermatologo di approcciare un paziente e/o un genitore per consigliare la consulenza psicologica?

«Molti genitori tendono a negare o ad amplificare il problema, quindi il primo passo da fare per il dermatologo è quello di aiutarli a prendere consapevolezza del fenomeno e della sua portata. E’ molto importante essere delicati, rispettando la difficoltà delle persone a fare i conti con i loro problemi, senza arrabbiarsi se rifiutano l’aiuto.»

«E’ opportuno non fornire soluzioni preconfezionate: piuttosto che dire esplicitamente ai genitori che il loro figlio ha bisogno di uno psicologo, è importante essere maieutici spingendoli ad arrivare loro stessi a questa conclusione.»

«Il rischio, infatti, è che i familiari arrabbiati o preoccupati per la proposta di una consulenza psicologica, possano rifiutarla e allontanarsi anche dal medico, aggravando la situazione del figlio. E’ ovvio che l’opportunità di essere più o meno incisivi va valutata anche in rapporto alla gravità del problema.»

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Dott. Alessandro Martella
Dott. Alessandro Martella
Ciao, trovi le informazioni sulla mia attività di Dermatologo qui. Sono l'ideatore, fondatore e responsabile di Myskin, la piattaforma che stai consultando e autore di oltre 50 lavori scientifici in Dermatologia. Attualmente sono il Presidente dell'Associazione Italiana Dermatologi Ambulatoriali (AIDA). e il Direttore Responsabile della Rivista DA 2.0Sono anche Co-editors della Rivista Scientifica JPD.

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