Dermatite allergica da contatto: attenzione ai tessuti

In aumento i casi di dermatite allergica da contatto scatenata dai tessuti, dall’abbigliamento indossato ogni giorno. Adulti ma anche bambini, i soggetti a rischio.

Perché, come si manifesta, le aree del corpo maggiormente interessate e come evitare il problema, chiaramente spiegato dalla dott.ssa Francesca Giusti dell’Università di Modena e Reggio Emilia nell’intervista di Myskin.

Le dermatiti allergiche da tessuti: testo dell’intervento

La maggior parte delle persone non ritiene che un capo d’abbigliamento possa nuocere alla salute. In realtà, le dermatiti allergiche da tessuti sono molto più frequenti di quanto non si pensi.

Si manifestano, in genere, con una dermatite di tipo eczematoso che vuol dire con rossore, con un gonfiore, eventualmente con una perdita di liquido, che viene chiamata essudazione, in una fase attiva o anche con una secchezza della pelle, il tutto accompagnato da un grande prurito.

Di solito, queste dermatiti di manifestano nelle sedi di piega: le ascelle, l’inguine, il solco intermammario, la superficie interna delle cosce. Si manifestano più spesso in estate e più spesso nelle persone in sovrappeso e questo perché fattori quali la frizione e la sudorazione sono importanti nel far fuoriuscire da un tessuto le sostanze allergizzanti.

All’interno dei tessuti, le sostanze che appunto danno più spesso problemi sono: i coloranti e in minor misura le sostanze di fissaggio, ovvero i prodotti antipiega, i detergenti, gli ammorbidenti, che vengono aggiunti nelle fasi di produzione. Tra i coloranti i principali allergizzanti sono costituiti dai dispersi. Sono una classe di coloranti utilizzata per tingere fibre sintetiche o fibre miste. Quindi, è principalmente dai capi sintetici e soprattutto da quelli che quando li laviamo perdono un sacco di colore che dobbiamo stare attenti.

Da vari studi condotti in Italia, in particolare a Modena, si è stimato che di migliaia di persone con dermatite che fanno i test allergologici circa un 7% è allergico ai dispersi. Il dato che più allarma è che quasi il 4% dei bambini è allergico ai dispersi. Quindi, per noi ma soprattutto per i nostri piccoli dobbiamo selezionare capi di fibre naturali, prevalentemente in cotone e comunque capi di qualità.

Esistono a questo fine dei marchi, delle certificazioni, tipo Oeko-tex, Ecolabel, VIS (vestire in salute), che ci garantiscono non solo l’assenza dei coloranti dispersi dal capo finito ma anche l’assenza di residui di metalli pesanti o di sostanze cancerogene. Questi marchi li possiamo andare a cercarli sull’etichetta del capo d’abbigliamento.

Stiamo, invece, attenti a tutti quei capi a basso costo che arrivano adesso sul mercato dall’estero, soprattutto dai Paesi dell’Oriente, i quali spesso non ci possono dare adeguate garanzie sui controlli nella fase di produzione.

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Dott. Alessandro Martella
Dott. Alessandro Martellahttps://www.alessandromartella.it/
Ciao, trovi le informazioni sulla mia attività di Dermatologo qui. Sono l'ideatore, fondatore e responsabile di Myskin, la piattaforma che stai consultando e autore di oltre 50 lavori scientifici in Dermatologia. Attualmente sono il Presidente dell'Associazione Italiana Dermatologi Ambulatoriali (AIDA). e il Direttore Responsabile della Rivista DA 2.0Sono anche Co-editors della Rivista Scientifica JPD.

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