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HCV – Epatite C e dermatologia

Quali i soggetti a rischio di contrarre l’infezione da virus C? Quali i sintomi dell’infezione? Quali le aree geografiche maggiormente interessate dall’infezione? E’ più pericolosa l’epatite B oppure l’epatite C? L’epatocarcinoma cos’è? Come sospettarla e diagnosticarla? Il virus C: solo un problema del fegato?

Le trasfusioni di sangue sono sicure? E l’esecuzione dei tatuaggi o dei piercing?

Ne parla la prof.ssa Carmen Vandelli del Dipartimento Integrato di Medicine e Specialità Mediche del Policlinico di Modena nell’intervista di Myskin.

HCV – epatite C e dermatologia: testo dell’intervento

L’epatite da virus C, riconosciuta dal 1989, prima si parlava di una forma non A e non B, è una patologia a diffusione ubiquitaria, non solo in Italia ma anche nel resto del mondo, e con una distribuzione geografica diversa in funzione della latitudine. In Italia, ad esempio le regioni del nord hanno una prevalenza decisamente molto più bassa rispetto alle regioni del sud, riferendomi in questo modo alla Calabria, alla Puglia, alle zone insulari.

La trasmissione avviene attraverso la via ematica o attraverso la tossicodipendenza, sempre con scambio di siringhe di sangue contaminato, oppure attraverso piercing o pratiche sessuali anomale, perché all’interno della coppia con una vita sessuale normale il virus non viene trasmesso sessualmente, come già pubblicato su contributi di riviste di prestigio.

La sintomatologia può essere completamente silente e quindi chi ne è portatore non se ne accorge, a meno che non venga eseguito il test specifico per la dimostrazione dell’infezione, quindi anti-HCV.

Oggi, non ha senso eseguire il doppio test, come si faceva in passato, metodica ELISA o Radio Immuno Assay, perché già la metodica ELISA è sufficiente per determinarne l’avvenuto contagio. E’ ovvio che questo non ci basta e si deve procedere ad un test successivo che è la valutazione della viremia per vedere se il soggetto è infettante ed è infettato al momento in cui viene all’osservazione.

La sintomatologia è molto variabile da nessun sintomo e nessun disturbo fino nelle fasi più avanzate della patologia allo scompenso con edemi alle gambe, aumento di volume dell’addome, ma siamo in una fase molto avanzata.

Di solito, in media, dal fegato normale che s’infetta fino al fegato così rovinato come si ha nella cirrosi scompensata possono decorrere dai 20 ai 30 anni. Una minima parte di questi soggetti, può evolvere nella misura del 10% circa anche a malattie ancor più grave che è l’epatocarcinoma.

Di qui la necessità di seguire questi pazienti nel tempo, con controllo ecografici periodici, e soprattutto la necessità di poterli identificare in una fase precoce della malattia perché tanto più la malattia è di recente insorgenza tanto minore è il danno epatico, tanto più il soggetto è giovane, al di sotto dei 40 anni, tanto più elevata è la possibilità di rispondere ai trattamenti antivirali che oggi abbiamo a disposizione.

La condizione di evoluzione può essere anche asintomatica e con transaminasi normali, ed è il motivo per cui non ci basta conoscere il test di funzionalità epatica di routine, quelli che abitualmente si fanno quando il paziente chiede al proprio medico di famiglia un semplice check-up, tipo transaminasi, bilirubina, fosfatasi o gamma GT, perché ci sono un 10% delle epatiti di tipo C che evolvono a transaminasi normali. E quindi uno potrebbe essere scambiato per un soggetto apparentemente sano se non c’è l’indicazione ad andare a cercare il virus. E allora il problema resta: dove e quando fare il test per dimostrare l’infezione?

Anzitutto in tutti i soggetti che sono stati sottoposti ad interventi prima degli anni ’75, in linea di massima. Cioè l’epoca in cui si è passati dalle siringhe di vetro alle siringhe monouso.

In chi oggi invece, in un ambiente che dovrebbe essere considerato molto sicuro, viene sottoposto a degli interventi in day-surgery: ginecologici, ortopedici, oculistici o in ambiente dentistico, sono le sedi dove ancora oggi si può purtroppo ancora contrarre l’infezione. Da questo punto di vista sono tutelati molto di più i donatori di sangue perché sottoponendosi a controlli periodici quando fanno la donazione ogni tre o quattro mesi, abitualmente vengono sottoposti al test.

Quindi il messaggio che noi vogliamo dare alla popolazione è che laddove c’è un sospetto che si possa essere contratta l’infezione si deve eseguire l’anti HCV, e chiedere al proprio medico di poter fare questo test. E laddove questo risulta positivo procedere ad ulteriori accertamenti in funzione del quadro clinico.

Raccomandiamo a chi è portatore del marker dell’infezione un modello di vita regolare, l’astensione totale da bevande alcooliche di qualunque genere, birra compresa, perché queste favoriscono l’insorgenza di un ulteriore danno del fegato e l’evoluzione verso l’epatocarcinoma, di non diventare obesi o aumentare il proprio peso, perché l’accumulo di grasso favorisce la replicazione di alcuni sottotipi particolari del genotipo del virus C.

Infezione Virus C: solo un problema del fegato?

Il virus C, inoltre, ha una localizzazione, un tropismo, non solo verso il fegato, e quindi non dà luogo solo a malattie di fegato, interessa anche altri organi apparati, in particolare quello cutaneo con la comparsa di manifestazioni di interesse dermatologico, localizzazioni descritte a livello del tessuto nervoso, localizzazioni a livello del rene con la comparsa di manifestazioni di tipo glommerulo-nefritico, o localizzazioni più estese accompagnate da manifestazioni cutanee di interesse misto tra il patologo e il dermatologo o l’ematologo che sono le crioglobulinemie con componenti di porpore periferiche e di tipo vasculitico.

Un elemento inoltre importante è che i pazienti affetti da epatite C, o almeno una parte di essi, si lamentano di una marcata astenia (riduzione della forza muscolare), o possono andare incontro anche a manifestazioni di tipo depressivo che spesso richiedono l’intervento dello psichiatra e che non vengono riconosciute nel loro meccanismo eziopatogenetico.

Studi recenti dimostrano che la qualità di vita del paziente affetto da epatite C è peggiore rispetto ad un pari danno a livello epatico di una patologia da virus B, quindi il virus C è responsabile di una patologia e di una sintomatologia, a parità di danno epatico, più grave nei soggetti che hanno l’infezione da virus C rispetto al virus B. E di qui anche l’interesse medico-legale di questa situazione che può avere in futuro dei risvolti interessanti.

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Dott. Alessandro Martella
Dott. Alessandro Martella
Ciao, trovi le informazioni sulla mia attività di Dermatologo qui. Sono l'ideatore, fondatore e responsabile di Myskin, la piattaforma che stai consultando e autore di oltre 50 lavori scientifici in Dermatologia. Attualmente sono il Presidente dell'Associazione Italiana Dermatologi Ambulatoriali (AIDA). e il Direttore Responsabile della Rivista DA 2.0Sono anche Co-editors della Rivista Scientifica JPD.

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