Il morso della cicogna

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La richiesta era chiara: «consulenza dermatologica per sospetto morso della cicogna».

Per un attimo il pensiero di uno scherzo, di un pesce di aprile ma il caldo afoso di un pomeriggio estivo faceva propendere per un errore di compilazione. Così l’infermiere leggeva la richiesta e pensava: «sarà la solita puntura d’insetto!» Eppure il dubbio e la curiosità iniziavano a saltellargli nella mente accompagnati dalla frenesia di chi non sa attendere.

Ricordava allora i racconti del morso della Taranta, capace di far ballare le vittime del veleno del ragno con i passi della «Pizzica». Solo il ritmo forsennato e viscerale dei tamburelli suonati a sangue dai musicisti taumaturgici riusciva a guarire dall’estasi le vittime.

Ma questa volta, se veramente un animale innocuo come la cicogna avesse aggredito il malcapitato, quali passi di danza avrebbe dovuto improvvisare il medico per guarire il paziente? Forse dimenarsi su una gamba per imitare la posizione del volatile?

Proprio in quell’istante il dermatologo faceva entrare in studio una mamma e il suo neonato che, fin dalla nascita, presentava a livello della nuca una macchia di colore rosso vinoso.

Il medico dopo aver osservato la chiazza e visitato il piccolo tranquillizzava la mamma, spiegandole che si trattava di un’entità assolutamente benigna e molto comune nei neonati: l’angioma piano mediano della nuca. La manifestazione, dovuta essenzialmente ad una maggiore concentrazione dei vasi sanguigni della rete capillare del derma, sarebbe cresciuta nel tempo, proporzionalmente alla crescita del neonato, attenuando in parte il colore rosso vinoso.

Il dermatologo, che aveva letto la richiesta, spiegava, che l’angioma piano della nuca è conosciuto anche con il nome di «morso della cicogna» perché permetteva di riconoscere nei racconti e nelle favole quei neonati che tenuti per la nuca con il becco erano stati portati a mamma e papà come un fagotto, a differenza degli altri trovati sotto la foglia di un cavolo.

Il morso della cicogna è il nome che si ritrova nel libro di dermatologia popolare nel capitolo: le «voglie» della pelle, che identifica un gruppo eterogeneo di manifestazioni cutanee (es. la macchia di caffè, cappuccino, sale e pepe…) caratterizzate da modificazioni circoscritte del colore perché dovute ad alterazioni pigmentarie o vascolari.

Dott. Alessandro Martella
Dott. Alessandro Martellahttps://www.alessandromartella.it/
Laureato in Medicina e Chirurgia e Specializzato in Dermatologia e Venereologia presso l'Università di Modena e Reggio Emilia. Sono autore di oltre 50 lavori scientifici in Dermatologia. Ho conseguito il Master in Giornalismo e Comunicazione Istituzionale della Scienza presso l'università di Ferrara. Faccio parte del Consiglio Direttivo dell'Associazione Italiana Dermatologi Ambulatoriali (AIDA). Ricopro il ruolo di Direttore Responsabile della Rivista DA 2.0

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