Cosa si intende per prevenzione? Come è possibile attuarla? E’ possibile prevenire le malattie sottoponendosi in maniera indiscriminata a tutti gli esami diagnostici: Rx torace, TC total body, risonanza magnetica, screening digitale dei nevi (mappatura), PET, esami del sangue? E’ necessario sviluppare una sfumatura comportamentale di tipo ipocondriaco, fingere il malessere, per essere continuamente e costantemente sottoposti a visite mediche al fine di rafforzare il proprio senso di salute?

La prevenzione è cruciale per la diagnosi precoce di molte malattie e in particolare in dermatologia per i tumori cutanei. La poltrona del medico facilita una visione più chiara della patogenesi delle malattie, delle strategie per evitarle, sospettarle o diagnosticarle, ma qual è la visione e la prospettiva dalla poltroncina del paziente nei confronti della prevenzione?

Come è possibile che ancora oggi alcuni tappi di cerume della società siano la causa della sordità individuale nei confronti della prevenzione?

La prevenzione richiede sicuramente la conoscenza del problema, ad esempio del melanoma, ma questa è solo condizione necessaria e non sufficiente perché un individuo sottoponga all’attenzione del dermatologo la macchia presente sulla pelle. Un paziente informato, che conosce perfettamente la regola ABCDE per identificare tra tutti i nevi quello «sospetto», potrebbe avere difficoltà ad applicarla per l’autocontrollo della cute.

Un «sapientino» teorico della prevenzione conosce la risposta esatta ad ogni domanda ma questo non necessariamente implica che lo stesso soggetto sia in grado di mettere in pratica le sue nozioni. Se manca l’anello di congiunzione tra la prevenzione teorica e quella pratica ogni sforzo di sensibilizzazione, tutte le giornate dedicate allo skin cancer day, rischiano di diventare solo un momento dedicato alle visite gratuite di massa.

La prevenzione pratica

La prevenzione pratica presuppone l’educazione di una persona e precede quella teorica perché richiede un atteggiamento individuale orientato all’attenzione e alla vigilanza. Solo in questo modo è possibile «vedere», «ascoltare», «toccare» quelle sbavature della nostra vita, della nostra pelle che prima, ieri, non c’erano. Deboli tintinnii iniziali, che si perdono nel frastuono della nostra vita quotidiana, che solo l’orecchio e la vista attenti riescono a percepire.

Segnali nuovi, diversi, ai quali non è necessario dare un nome e un cognome: bisogna però vigilare con attenzione per saperli cogliere e segnalare al medico. Segnali leggeri come nuvole, dapprima passeggere, che possono incupirsi improvvisamente e scatenare una bufera anche se poco prima c’era il sereno: la bufera della diagnosi tardiva.

Oggi siamo sempre di corsa, sempre in affanno per colpa del comune stile di vita dell’ultimo minuto, dell’apnea individuale, lavorativa e relazionale, sempre stremati e bombardati da input e informazioni, che tornano alla mente solo quando viene formulata una diagnosi tardiva con espressioni del tipo: «non immaginavo che…»

La ricerca ha approfondito le conoscenze in campo medico e la nuove tecnologie hanno ampliato gli orizzonti della diagnosi precoce ma questi progressi rischiano di rimanere oasi nel deserto se non attuiamo la vigilanza e affiniamo l’attenzione per cogliere i segnali e i sintomi da indagare.

Dobbiamo comprendere l’importanza dell’attenzione per poter attuare la prevenzione.

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Dermatologo Alessandro Martella
Sono un dermatologo ed ho pubblicato quasi 50 lavori scientifici. Ho conseguito il Master in Giornalismo e Comunicazione Istituzionale della Scienza e sono il responsabile della rivista elettronica Dermatologia Ambulatoriale 2.0, organo ufficiale di comunicazione di AIDA (Associazione Italiana Dermatologi Ambulatoriali) della quale faccio parte, quale componente del Consiglio Direttivo, dal 2013. Nel 2017 ho conseguito anche il Master in Healthcare Marketing.

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