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Invecchiamento cutaneo: guida completa, cause e rimedi

Se da un lato non possiamo evitare il passare degli anni, molto possiamo fare per contrastare l'invecchiamento cutaneo

La nostra pelle è la prima barriera che ci protegge dai cosiddetti “stressori ambientali” di tipo chimico, fisico e biologico con cui entriamo in contatto quotidianamente. Questi agenti, associati a fattori intrinseci (interni al nostro corpo) sono responsabili dell’invecchiamento cutaneo ma anche dell’aumento del rischio di tumori della pelle.

Lo stile di vita, le abitudini come il fumo o la mancanza di un corretto riposo notturno, l’attività lavorativa (indoor o all’aperto), il livello di inquinamento dell’area geografica in cui abitiamo e lavoriamo, nonché l’esposizione a fonti luminose naturali o artificiali, sono tutti fattori che impattano sulla pelle, soprattutto nelle aree non coperte dagli abiti come il viso e le mani.

Questi fattori, definiti nel loro insieme “esposoma”, agiscono non solo sugli strati più superficiali della pelle, l’epidermide e lo strato corneo, ma anche più in profondità causano l’invecchiamento cutaneo. La luce solare, ad esempio, induce stress ossidativo fino al derma profondo, responsabile sia del foto-invecchiamento che della cosiddetta “foto-carcinogenesi” ossia la capacità delle radiazioni solari di indurre tumori della pelle. Che i raggi solari siano cancerogeni lo sappiamo da tempo e ce lo dice l’Organizzazione Mondiale della Salute. Ma ad oggi le ricerche scientifiche stanno riscontrando che anche l’inquinamento dell’aria o il fumo di sigaretta possono causare danni alla pelle.

Quando comincia l’invecchiamento cutaneo, la nostra pelle ce lo dice, mostrandosi più secca, più segnata con un colorito più spento e una minore elasticità.

La funzione barriera e la capacità di autoriparazione della nostra pelle vengono indebolite dal processo di invecchiamento cutaneo e diventano meno efficaci; con il passare degli anni le ferite rimarginano più lentamente e compaiono nuove pigmentazioni che identifichiamo come “macchie dell’età” ma che non sempre sono di natura benigna. Tutti gli strati della pelle si assottigliano, sia l’epidermide che il derma, e questo la rende più sensibile, a volte arrossata e sintomatica.

Se potessimo entrare nelle nostre cellule cutanee durante il processo di invecchiamento cutaneo, noteremmo un cambiamento delle strutture che contengono il DNA, l’attivazione di geni oncogeni, una disfunzione sempre più severa dei mitocondri (gli organelli che producono l’energia della cellula) e tutto un via vai di radicali liberi dell’ossigeno (i cosiddetti ROS).

Cosa è il cronoinvecchiamento cutaneo?

È inevitabile che con il passare del tempo, tutte le cellule del nostro corpo, non solo quelle della pelle, invecchino. A questo processo diamo il nome di invecchiamento intrinseco o crono-invecchiamento. È un meccanismo complesso che coinvolge sia fattori genetici che metabolici. Nella nostra pelle circa il 5% dell’ossigeno consumato viene trasformato in radicali liberi proprio dal processo di invecchiamento cutaneo.

I cheratinociti dell’epidermide e i fibroblasti nel derma sono le fonti primarie di formazione di ROS nella pelle.

Anche la formazione di melanina all’interno dei melanociti è un processo che rilascia ROS.

Man mano che il tempo passa, indipendentemente dall’ambiente esterno, i radicali liberi intaccano i cheratinociti e i fibroblasti riducendone numero e funzionalità, e di conseguenza rallentando il turnover cellulare epidermico, diminuendo la produzione di collagene fino ad annullarla, inducendo atrofia e fibrosi della pelle.

Cosa è il foto-invecchiamento cutaneo?

I raggi ultravioletti sono la principale causa di invecchiamento cutaneo estrinseco o fotoinvecchiamento e agiscono su più fronti: danneggiano il DNA cellulare, inducono stress ossidativo, infiammazione e immunosoppressione. Ma non solo, i raggi UV attivano anche il sistema neuroendocrino della pelle inducendo il rilascio di mediatori chimici che “irritano” le terminazioni nervose periferiche.

Oltre ai raggi UV ci sono altre radiazioni che intaccano la pelle

I raggi infrarossi ne sono un esempio. Ne esistono di 3 tipi A, B, C come per gli UV. Se gli infrarossi di tipo B e C inducono effetti cutanei superficiali, gli infrarossi A penetrano più in profondità riducendo la sintesi del collagene, stimolando la produzione di nuovi vasi sanguigni, riducendo la velocità del turnover dei cheratinociti e il numero delle cellule di Langerhans importanti nella modulazione della risposta immunitaria cutanea.

E poi c’è la luce visibile, snobbata fino a qualche tempo fa, ora invece è oggetto di studio in quanto sembrerebbe che contribuisca al fotoinvecchiamento, in particolare stimolando iperpigmentazione cutanea  e di conseguenza la formazione di macchie scure. La luce blu, in sinergia con i raggi UVA, induce iperpigmentazione nei fototipi più scuri (4 e 6) ma la pigmentazione indotta dalla luce blu è più scura e più duratura di quella indotta dagli UVA.

Come cambia la barriera cutanea durante l’invecchiamento della pelle?

La barriera cutanea è fondamentale per proteggere il nostro corpo e mantenerne il corretto equilibrio. La superficie cutanea è ricoperta dal film idrolipidico prodotto dalla ghiandola sebacea, dalla sudorazione e dalla traspirazione del derma. La parte lipidica, secreta attraverso i follicoli piliferi, è costituita principalmente da squalene, trigliceridi e cere e ha il compito di proteggere la pelle da potenziali sostanze tossiche dell’ambiente esterno, fornendo il nutrimento per i microorganismi che vivono sulla nostra pelle mantenendone l’equilibrio (il cosiddetto microbioma cutaneo). Questi lipidi intercellulari sono importantissimi perché responsabili della maggiore o minore permeabilità dello strato corneo.

La pelle con il passare del tempo apparirà più secca, arrossata e spesso pruriginosa, tutti segnali che indicano un’alterazione sia della componente acquosa che lipidica della barriera cutanea

con una diminuzione dei suoi costituenti grassi (colesterolo e acidi grassi), peptidi antimicrobici, prodotti della degradazione della filaggrina (la principale proteina dei cheratinociti).

La nostra pelle è colonizzata da diverse tipologie di microrganismi, batteri, virus, lieviti, acari che insieme costituiscono il microbioma, che è essenziale per mantenere non solo in equilibrio il sistema immunitario cutaneo ma anche quello di tutto il nostro corpo. Quando, a causa dell’invecchiamento cutaneo, la funzione barriera della cute viene alterata, aumenta la nostra sensibilità agli irritanti con cui entriamo in contatto, nonché la permeabilità alle sostanze cosmetiche e farmacologiche che ci applichiamo sulla cute. I sebociti rallentano la produzione di sebo e di conseguenza viene meno la naturale protezione meccanica della cute, la pelle diventa più secca, aumenta l’evaporazione della componente intraepidermica di acqua (Trans Epidermal Water Loss).

L’inquinamento dell’aria può causare invecchiamento cutaneo?

Si, l’aumento degli inquinanti nell’aria che respiriamo e che si depositano sulla nostra pelle durante la giornata hanno un effetto dannoso sulla pelle. L’esposizione prolungata ad alti livelli di inquinanti aerei come idrocarburi aromatici policiclici, i materiali particolati, l’ozono ambientale, intacca il fisiologico equilibrio cutaneo ed è stata associata alla comparsa di malattie infiammatorie della pelle come la dermatite atopica e l’eczema.

Gli inquinanti aerei agiscono danneggiando la pelle secondo 3 meccanismi diversi

  • generando radicali liberi
  • inducendo la cascata infiammatoria
  • distruggendo la barriera cutanea

La pelle spesso reagisce a questo insulto attivando tutte le risposte possibili in sua difesa.

In particolare, il sistema neuroendocrino, i cheratinociti, le cellule di Langerhans, i melanociti, le cellule dermiche come i fibroblasti e i linfociti, si attivano per rispondere a questo insulto, a volte vincono, a volte perdono la loro battaglia.

Le molecole più piccole di materiali particolati, depositandosi sulla nostra pelle, possono penetrare fino al derma attraverso i follicoli piliferi e le ghiandole sebacee senza alterare in alcun modo l’epidermide.

Il danno avviene in maniera subdola solo in profondità senza che la superficie se ne accorga, almeno all’inizio

Un altro inquinante aereo con cui la nostra pelle entra in contatto quotidianamente sono gli inquinanti organici persistenti (POPs, Persistent Organic pollutants), che derivano dai processi industriali (diossine), dal traffico urbano (idrocarburi aromatici) e dall’agricoltura (i pesticidi). queste sostanze non vengono solo inalate dai nostri polmoni ma penetrano anche attraverso la pelle, alterandone la risposta immunitarie, inducendo un aumento di radicali liberi, aumentando la produzione di melanina e causando vere e proprie malattie della pelle come la cloracne indotta dalla diossina.

Anche l’ozono, un normale e fondamentale componente della stratosfera, che ci protegge e filtra i dannosissimi raggi UVC del sole, se presente nella troposfera (l’aria che respiriamo tutti i giorni) è considerato un inquinante, ed è forse il più potente ossidante per la nostra pelle a cui siamo esposti. Studi in vivo e in vitro hanno dimostrato che un’esposizione anche a breve termine ad alti livelli di ozono causa una riduzione importante delle difese cutanee, un aumento dello stress ossidativo e un effetto citotossico sulla pelle.

Se associamo, come succede praticamente ogni giorno nelle nostre città, radiazioni luminose e tutti gli inquinanti ambientali aerei che abbiamo accennato sopra (negli studi scientifici questa accoppiata letale viene definita “foto- inquinamento”), la nostra pelle ci apparirà un vero campo di battaglia. Alcuni studi hanno associato questi due fattori causali alla comparsa di lentiggini del volto e carenza di vitamina D cutanea.

Le fonti luminose artificiali: i nuovi inquinanti causa di invecchiamento cutaneo

Che i raggi UV del sole causino danni alla nostra pelle è ormai assodato, ma negli ultimi 30 anni, come conseguenza dello sviluppo tecnologico, la nostra pelle è stata esposta a nuove tipologie di raggi luminosi. Inoltre, la vita moderna ci porta a restare molto di più in ambienti chiusi, con poca illuminazione naturale e strettamente a contatto con quella artificiale.

Studi recenti hanno evidenziato che esposizioni anche brevi (1 ora) a fonti luminose moderne come luci LED, smartphones, tablets, e computers causano la produzione di ROS fino alla morte cellulare.

Al momento non è ancora chiaro quali siano gli effetti a lungo termine di questi dispositivi ma possiamo già affermare che parte dell’invecchiamento cutaneo estrinseco è causato proprio da queste nuove abitudini.

Cosa fare per evitare e trattare l’invecchiamento cutaneo?

Se da un lato non possiamo evitare il passare degli anni, molto possiamo fare per contrastare l’invecchiamento cutaneo fisiologico (cronoinvecchiamento) e evitare quello dovuto ad uno scorretto stile di vita (foto-invecchiamento).

Tutto ciò che noi osserviamo sulla superficie della nostra pelle quali le macchie scure, le rughe, la perdita di elasticità e del tono e il colorito spento, sono tutte manifestazioni di danni che si sono verificati e si verificano negli strati profondi dell’epidermide e del derma.

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Proprio per questo è fondamentale tener presente che la prevenzione e il trattamento dell’invecchiamento cutaneo deve necessariamente essere strutturato e prevedere l’impiego quotidiano di prodotti in grado di agire contro tutte le cause dell’invecchiamento della pelle del viso e delle mani evitando di focalizzare l’attenzione solo su uno o più segni visibili sulla pelle.

Trattare solo la ruga, solo la macchia, solo la perdita dell’elasticità o solo la perdita della luminosità è limitativo in quanto sono solo alcuni degli aspetti percepiti dell’invecchiamento cutaneo che invece richiede un approccio globale sia su ciò che vediamo ad occhio nudo sia sulle alterazioni cellulari della pelle.

Bibliografia



Can Light Emitted from Smartphone Screens and Taking Selfies Cause Premature Aging and Wrinkles?
J Biomed Phy Eng 2018 Dec 1;8(4):447-452

Environmental Stressors on Skin Aging. Mechanistic Insights.
Front Pharmacol 2019 Jul 9;10:759

Pigmentation effects of blue light irradiation on skin and how to protect against them
Int J Cosmet Sci 2020 Aug;42(4):399-406

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Dott. Federica Osti
Sono Medico Chirurgo specializzata in Dermatologia e Venereologia all'Universita' di Ferrara e in Chirurgia Dermatologica all'Universita' di Siena. Svolgo attività clinica di prevenzione, diagnosi e trattamento dei tumori cutanei presso la Ausl di Ferrara da più di 10 anni. Dopo aver conseguito il Master di Giornalismo e Comunicazione istituzionale della Scienza presso l’Università di Ferrara, ho cominciato a scrivere per Myskin.it e sono coautrice del libro "Reparto Dermocosmetico, guida al cross-selling” e di articoli scientifici pubblicati sulla stampa internazionale.

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