Peeling : le 10 domande più frequenti

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Specialista in Dermatologia e Venereologia

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“Peeling”  è un termine che deriva dall’inglese e letteralmente significa “sbucciare, pelare”.

Il peeling chimico consiste nell’applicazione sulla pelle di sostanze che, attraverso  meccanismi di esfoliazione, irritazione/infiammazione e causticazione determinano il distacco di strati cutanei di vario spessore, favoriscono il rimodellamento cutaneo e la rigenerazione tissutale.

Curiosità:

Nell’antico Egitto, Cleopatra utilizzava latte acido, ora noto per contenere acido lattico, come elisir di bellezza per la sua pelle mentre le donne francesi usavano vino vecchio contenente acido tartarico.

Come agiscono i peeling?

I peeling provocano una distruzione limitata e controllata di epidermide e/o derma stimolando il turnover cellulare e determinando una reazione infiammatoria dermica a cui seguirà una rigenerazione tissutale e rimodellamento cutaneo mediante produzione di collagene e sostanza fondamentale.

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Il meccanismo d’azione dei peeling è variabile, a seconda di dove agiscono sulla cute:

  • nei peeling più superficiali si verifica corneolisi  aumento del turnover cellulare con relativa esfoliazione;
  • nei peeling più profondi invece si realizza necrosi coagulativa delle proteine cutanee.

In base alle modalità di esecuzione ed alla sostanza prescelta si possono ottenere peeling molto superficiali(strato corneo e spinoso), superficiali (epidermide in toto), medi (epidermide e derma papillare) e profondi (dall’ epidermide al derma reticolare).

epidermide-derma
epidermide-derma

Quando e perché si usano i peeling?

Varie sono le indicazioni dei peeling:

  • cicatrici acneiche superficiali
  • acne in fase attiva
  • disturbi della pigmentazione: melasma, cloasma, iperpigmentazioni post-infiammatorie, lentigo solari
  • neoformazioni cutanee benigne: cheratosi seborroiche, xantelasmi, verruche piane…
  • fini estetici: invecchiamento cutaneo, rughe superficiali, pori dilatati

Vanno bene per tutti i tipi di pelle?

L’ideale sarebbero i fototipi bassi perché c’è un rischio minore di indurre una pigmentazione post-infiammatoria. Ma i peeling più leggeri, che determinano una esfoliazione superficiale, possono essere utilizzati senza problemi.

I peeling hanno delle controindicazioni ?

Le controindicazioni generali sono:

  • infezioni in atto nella sede di applicazione
  • ferite aperte o abrasioni cutanee
  • dermatiti infiammatorie
  • assunzione di farmaci fotosensibilizzanti
  • tendenza nota alla formazione di cheloidi
  • allergie ai componenti del peeling
  • gravidanza e/o allattamento
  • nei pazienti che hanno assunto isotretinoina orale per trattare l’acne sarebbe opportuno aspettare almeno 6 mesi dalla sospensione della terapia (soprattutto per i peeling medi e profondi)
  • pazienti non complianti o con aspettative non realistiche

Quanti tipi di peeling esistono?

Tanti!

Ci sono due tipi principali di classificazione dei peeling: in base alla profondità d’azione e in base alle sostanze utilizzate.

In base alla profondità di penetrazione dell’intervento distingueremo i peeling in:

  • molto superficiali: strato corneo ed epidermide fino allo strato spinoso (acido glicolico, sol. Di Jessner, acido mandelico)
  • superficiali: tutta l’epidermide (acido glicolico, sol. Di Jessner, acido mandelico, acido salicilico)
  • medi: epidermide e derma papillare (acido tricloroacetico, acido glicolico, acido piruvico)
  • profondi: epidermide e derma fino a livello reticolare (acido tricloroacetico)

In base alle sostanze utilizzate distingueremo i principali peeling utilizzati in:

  • alfa idrossiacidi: derivati da frutta come mele (acido malico), uva (acido tartarico), limoni e arance (acido citrico), canna da zucchero (acido glicolico), latte (acido lattico), mandorle amare (acido mandelico).
  • beta idrossiacidi: acido salicilico derivato dalla betulla dolce, dalle foglie sempreverdi e dalla corteccia degli alberi di salice.
  • alfa cheto acido: acido piruvico
  • soluzione di Jessner: una miscela di acido salicilico che l’acido lattico, oltre alla resorcina e all’alcool denaturato
  • acido tricoloroacetico (un acido carbossilico): medio o profondo.

In realtà la distinzione delle varie sostanze chimiche a seconda delle profondità è un concetto relativo perché bisogna considerare diversi fattori: le concentrazioni delle sostanze, il tempo di posa, il metodo e il numero di applicazioni, le caratteristiche della cute del paziente e dell’area trattata, l’aver eseguito a casa terapie esfolianti.

Attualmente risulta sempre più frequente l’utilizzo di peeling combinati per avere l’effetto sinergico di più sostanze contemporaneamente e migliorarne la penetrazione.

Come vengono eseguiti?

Buona norma sarebbe eseguire una preparazione domiciliare con protezione solare e agenti depigmentanti per almeno 6 settimane prima di eseguire un peeling.

Il medico effettua la visita individuando il prodotto più idoneo al paziente, si procede alla pulizia del viso (detersione e sgrassamento), e poi si applica il peeling (generalmente con un pennello a ventaglio, oppure garze o bastoncini cotonati) per un periodo di tempo variabile a seconda dell’effetto desiderato.
Infine si rimuove o si neutralizza l’acido.
Successivamente si applica una maschera nutriente e si procede all’idratazione cutanea.

Non è necessario l’anestetico topico, poiché durante il trattamento si avvertirà soltanto un leggero pizzicore/bruciore temporaneo.

I tempi del trattamento complessivo possono variare dai 30 ai 50 minuti, il tempo di posa dell’acido da alcuni minuti fino a 10 minuti (secondo alcuni dati riportati in letteratura anche 30 minuti).

Per ridurre al minimo la possibilità  di reazioni allergiche o di ipersensibilità all’acido, prima di eseguire il trattamento si può eseguire un pre-test in una piccola area. Nel post peeling bisogna evitare l’esposizione al sole, sudorazione intensa, strofinare il viso in modo energico, docce molto calde, creme esfolianti.
Poiché si verifica un assottigliamento cutaneo, è indispensabile, utilizzare la protezione solare nel periodo successivo il peeling.

Ci sono effetti collaterali nell’effettuare i peeling?

Si, i possibili effetti collaterali possono essere:

  • eritema, edema, e desquamazione rappresentano un “effetto collaterale fisiologico” nei giorni successivi il trattamento (le tempistiche dipendono dalle sostanze utilizzate)
  • riacutizzazione di un’acne non completamente regredita, eritema persistente, ipo o iperpigmentazioni, infezioni cutanee, reazioni allergiche, cicatrici

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Possibili effetti collaterali causati dal Peeling

Quante sedute sono necessarie per vedere i risultati?

Non esiste un numero definito. Dipende dal tipo di peeling, dalle caratteristiche della pelle e dai risultati che si vogliono ottenere. Sicuramente già dal primo trattamento la pelle apparirà più luminosa, levigata, idratata.

Quanto tempo intercorre tra un peeling e l’altro?

Dipende da diversi fattori: dal tipo di peeling, dalla terapia domiciliare e dall’eventuale integrazione con altri trattamenti, dalla risposta clinica del paziente…

In generale si può dire:

  • peeling superficiali: intervalli settimanali, bi-o trisettimanali, mensili.
  • peeling medi: non prima di 3 mesi.
  • peeling profondi: non prima di 6 mesi

Si possono integrare i peeling con altri trattamenti?

Certo! Anzi, per ottenere risultati migliori l’ideale sarebbe unire i peeling ad altri trattamenti come il needling, i laser, la biostimolazione, i filler, la tossina botulinica a seconda del problema che vogliamo trattare. L’effetto sinergico del trattamento viene inoltre completato con la terapia domiciliare da eseguire quotidianamente.

Bibliografia

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– Chemical peels: A review of current practice. O’Connor AA, Lowe PM, Shumack S, Lim AC. Australas J Dermatol. 2018 Aug;59(3):171-181.

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– Chemical Peeling: A Useful Tool in the Office. Truchuelo M, Cerdá P, Fernández LF. Actas Dermosifiliogr. 2017;108(4):315-322.

– Peeling chimici: linee guida. Labrini G, Guerriero G, Landi FL, Teofoli P, Cirfera V. AIDA 2008.

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4 Commenti

  1. Affetta da rosacea, sto applicando cortisone su cuoio capelluto per alopecia areata, può peggiorare la situazione del viso e collo?
    Grazie

    • Generalmente il cortisone topico viene assorbito in parti infinitesimali e raramente può dare effetti sistemici. Bisogna stare attenti a non farlo colare sul viso e sul collo. Magari per sicurezza, se c’è il rischio che il cortisone possa passare sulla cute sana, si può utilizzare una pasta all’ossido di zinco attorno al capillizio a mo’ di schermo fisico.

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