Esistono le sirene? E’ possibile percepire ancora oggi il loro canto tanto temuto da Ulisse perché in grado di rapire i suoi marinai? Quali le insidie moderne in dermatologia che si celano nei loro motivi? Dove si nasconde e quale può essere il pericolo del canto ammaliatore?

La sirena, metà donna e metà pesce, un corpo sensuale e attraente, ottenuto plasmando due distinte realtà per una del tutto nuova e immaginaria ma in grado di insidiare la vita della persona, la sua quotidianità e le sue scelte.

Da sempre stonato come dodici campane non sono mai riuscito ad intonare una melodia; addirittura una volta un amico tentò di accordare le corde della chitarra alla mia voce ma ogni suo sforzo fu inutile. Eppure, il mio orecchio percepisce i motivi inebrianti che insidiano l’uomo, in particolare quelli caratterizzati dalle «note musicali» dermatologiche.

nuovi canti dermatologici delle sirene sono soprattutto in internet e il loro spartito musicale sono le indicazioni miracolose per il trattamento della psoriasi, una malattia complessa in grado di condizionare la sfera personale, psicologica, lavorativa e relazionale di una persona. Note musicali che giustificano in maniera semplicistica la causa della patologia per poi presentare il rimedio appropriato.

Nell’antica Grecia, gli dei punivano gli uomini con le malattie, da qui il nome influenza; oggi una semplice infezione da Candida albicans, un fungo, sembrerebbe la causa di tutte le forme cliniche di psoriasi, una malattia complessa e multifattoriale che vedrebbe in questo modo svelato il suo segreto di pulcinella.

E’ stato dimostrato che la Candida albicans può far peggiorare la psoriasi solo se la manifestazione è localizzata alle pieghe, tipo quella dell’inguine, ma non è corretto generalizzare tale dimostrazione per tutti i tipi di psoriasi e giustificare tale infezione come causa unica della patologia.

Una semplificazione della psoriasi che sminuisce l’importanza della ricerca e il lavoro di quanti si adoperano per il progresso della medicina, una scienza e un’arte che ha al centro della sua attenzione la vita umana.

La psoriasi è una malattia antica ma ancora oggi attuale, che solo in Italia interessa 2,5 milioni di persone. Molteplici le sue forme cliniche e diversi gli approcci terapeutici. Eppure, internet è il treno che alcuni sfruttano cercando di riproporre argomenti del Medioevo, che non hanno alcuna prova scientifica ma che fanno leva sulla debolezza e sul disagio della persona. Un ritorno al passato alla scoperta della panacea per risolvere ogni problema.

Basta digitare le parole chiave e i motori di ricerca propongono svariati siti che agli occhi del bisognoso potrebbero apparire come la manna piovuta dal cielo.

Latte di cavallo per la cura della psoriasi?

Latte di cavallo e svariati rimedi naturali popolano la rete e insediano la navigazione dei nuovi marinai, i pazienti con psoriasi.

Rimedi che cercano di minare le fondamenta dell’Evidence Based Medicine, le prove d’efficacia della medicina ufficiale, demonizzando i trattamenti farmacologici ed esaltando quelli naturali perché più sicuri, più efficaci e privi di effetti collaterali.

Una confusione che sfrutta la crisi di comunicazione tra il medico e il paziente. Un paziente sempre più informato, che giustamente chiede e cerca risposte sulla sua condizione alla quale però il medico non ha tempo da dedicare, rischiando di relegarsi solo a svolgere la funzione di burocrate e di prescrittore.

La salute non è solo l’assenza della malattia ma secondo la definizione dell’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) rappresenta il benessere fisico, psichico e sociale di una persona. Un benessere che il paziente chiede al suo medico, concentrato sempre e solo alla malattia, che difficilmente è in grado di ascoltare e comunicare con l’uomo.

«Osservate uno stesso problema da punti di vista differenti» – era l’invito dell’insegnante, interpretato da Robin Williams nel film L’attimo fuggente – per una visione globale perché la realtà non è a senso unico; è importante aprirsi a nuove prospettive, le quali però non devono distorcere le regole o non tenerne conto.

In questo caso le regole scientifiche, ignorate e difficili da osservare con la torcia del Diogene moderno alla ricerca della veridicità dei fatti perché la vita di una persona non è un gioco della play station e il messaggio «game over» compare solo una volta.

Internet è una risorsa formidabile e preziosa ma invito gli utenti a valutare l’affidabilità delle informazioni e a soppesare i contenuti facendo affidamento al loro senso critico. La mia insegnante di italiano delle scuole medie un giorno ci disse che l’unica cosa che non avrebbero mai potuto rubarci sarebbe stato il senso critico per osservare, capire e interpretare il mondo.

Guardiamoci intorno e navighiamo con la luce del faro del nostro senso critico e non spegniamolo per un misero pugno di lenticchie.

Dermatologo Alessandro Martella
Sono un dermatologo ed ho pubblicato quasi 50 lavori scientifici. Ho conseguito il Master in Giornalismo e Comunicazione Istituzionale della Scienza e sono il responsabile della rivista elettronica Dermatologia Ambulatoriale 2.0, organo ufficiale di comunicazione di AIDA (Associazione Italiana Dermatologi Ambulatoriali) della quale faccio parte, quale componente del Consiglio Direttivo, dal 2013. Nel 2017 ho conseguito anche il Master in Healthcare Marketing.

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