L’Aloe vera e la dermatologia

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Estate: tempo di relax, di settimana enigmistica, indovinelli e giochi di logica sotto l’ombrellone: che cosa è il papiro di Ebers e cosa ha in comune con un farmacista texano di nome Bill Coats, oppure con Nippur, una città della Mesopotamia?

La soluzione è l’Aloe vera una pianta succulenta della famiglia delle Aloeacee, le cui foglie sono descritte «simili a fodere di coltelli» in una vecchia incisione ritrovata su una tavola di argilla sumera, databile intorno al 2000 avanti Cristo e ritrovata a Nippur.

La famiglia dell’Aloe comprende oltre 400 specie diverse ma la più famosa, nota fin dalla notte dei tempi è la L’Aloe vera Linne, conosciuta anche come Aloe barbadensis Miller dal nome delle Isole Barbados dove nasce e cresce rigogliosa. La pianta predilige il clima caldo e secco e i terreni aridi e rocciosi. Proprio per questi motivi è possibile ritrovarla anche in diversi paesi del Mediterraneo.

Il termine Aloe deriva dall’arabo «Alloch» e significa lucido con chiaro riferimento al gel trasparente presente all’interno delle foglie, protetto esternamente da una struttura verde coriacea come a custodire una bene prezioso naturale, utilizzato dai Sumeri, dagli Egiziani, dai Romani dai Greci e conosciuta in tutto il mondo antico e moderno sia ad oriente sia ad occidente.

Diverse le testimonianze storiche che decantano le virtù dell’Aloe, battezzata «pianta dell’immortalità» (1550 avanti Cristo – papiro di Ebers), «elisir di Gerusalemme», «giglio del deserto», «fontana della giovinezza», ecc.

Una pianta che, per le sue virtù, fu utilizzata in campo medico dal greco Dioscoride (41-68 avanti Cristo) per il trattamento di patologie interne ed esterne. Una pianta che ha saputo farsi notare e apprezzare forse perché sopravvive, grazie alla capacità delle sue foglie di trattenere l’umidità, in luoghi dove altre morirebbero. Ed è proprio il succo fresco estratto dalle foglie la sua ricchezza.

Proprietà medicinali dell’Aloe vera

Ma le proprietà medicinali dell’Aloe vera sono reali? Quali sono i sui principi attivi?

Esternamente le foglie contengono antrachinoni, il cui costituente principale è l’aloina, che hanno un potente effetto lassativo e irritativo del colon e forse anche abortivo se assunto in gravidanza.

Invece, il gel presente all’interno delle foglie contiene glucomannani, una classe di zuccheri complessi tra cui spicca l’acemannano con azione anti-infiammatoria, lenitiva e idratante e dermo-protettiva. Sempre nel gel sono presenti altre sostanze: sali minerali, vitamine, aminoacidi, acidi organici, fosfolipidi, enzimi, lignine e saponine.

Il succo estratto dall’Aloe veniva consumato fresco per evitarne l’ossidazione e la fermentazione fino al 1959, quando il farmacista Bill Coats ideò un processo con il quale, garantendo le proprietà terapeutiche dei principi contenuti nel gel trasparente, stabilizzò la polpa. Un procedimento che favorì la commercializzazione dell’aloe.

Applicazioni in dermatologia

Il successo popolare è stato oggetto di diverse ricerche scientifiche e di recente sono stati analizzati 40 studi per valutare gli esperimenti in vitro e in vivo e gli studi clinici che hanno testato le preparazioni contenenti aloe vera impiegati in dermatologia.

In particolare, sono emersi due risultati interessanti e promettenti per diverse applicazioni dermatologiche.

L’estratto di Aloe vera, opportunamente processato, può essere usato come veicolo per la somministrazione topica di diversi farmaci quali gli antimicotici per favorire un maggiore assorbimento dei principi attivi attraverso la cute, oppure potrebbe essere usata nella terapia fotodinamica di alcuni tipi di tumore di pelle.

Inoltre, sono emersi dati che segnalano l’efficacia dell’Aloe vera per lenire la sintomatologia dovuta all’Herpes genitale, per migliorare le placche di psoriasi, le manifestazioni della dermatite seborroica, del lichen planus, della stomatite aftosa. Infine, potrebbe essere usata anche per favorire la cicatrizzazione e la guarigione della pelle ustionata.

Un mito che pian piano si sta facendo apprezzare anche dal mondo accademico.

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