Mappatura dei nevi è sbagliato. Ecco perché

mappatura nei

Mappatura, il termine utilizzato per indicare lo screening dei nei, è improprio, fuorviante e non dovrebbe essere più usato.

Corretto, invece, indicare tale metodica con il nome di dermatoscopia o dermoscopia, oppure epiluminescenza la quale può essere analogica o digitale.

Implicitamente mappatura evoca al paziente l’idea che il dermatologo mentre controlla i nevi li registra sistematicamente uno per uno, «geolocalizzandoli» sulla pelle, per il follow-up successivo che in questo modo si ridurrebbe solo ad una semplice confronto prima e dopo delle immagini registrate.

Non è così!

La dermoscatoscopia o epiluminescenza non è una semplice osservazione della morfologia di un neo, ingrandendola  in modo tale da far cogliere al medico particolari non osservabili ad occhio nudo ma, invece, consiste nell’osservazione delle strutture interne, localizzate subito sotto la superficie delle pelle, e specifiche per ogni tipo di macchia cutanea.

L’osservazione di tali strutture è rilevante per il dermatologo esperto il quale, grazie proprio a questa metodica, valuta la loro organizzazione spaziale sia orizzontale sia sagittale, tipiche di ogni lesione e indicative della loro natura.

In questo modo, il dermatologo così come un nuotatore con la propria maschera, è come se si immergesse subito sotto la superficie cutanea e riuscisse ad osservare aspetti tipici di ogni neo assolutamente non percepibili ad occhio nudo o con una normale lente d’ingrandimento.

Tutto ciò è possibile in due modi:

  • utilizzando una lente dotata di filtro polarizzatore
  • lente a contatto diretto della pelle tramite l’applicazione di una soluzione, generalmente oleosa

In questo modo, i raggi riflessi di una fonte luminosa, quali i led dello strumento del dermatologo, vengono eliminati e quelli incidenti riescono a penetrare attraverso l’epidermide ampliando l’orizzonte dell’osservazione specialistica.

E’ esattamente quello che succede in riva la mare quando se rimaniamo in piedi e con la testa fuori dell’acqua, anche con la maschera davanti agli occhi, non riusciamo assolutamente ad osservare il fondale mentre è sufficiente poggiarla subito sotto il livello dell’acqua per immergerci con la vista nella realtà sottomarina.

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