Dermatite allergica: 7 cose da sapere assolutamente

dermatite allergica

La dermatite allergia da contatto come descritto nel post dedicato alla dermatite delle mani viene confermata e diagnostica dopo aver eseguito i Patch test.

Ma cosa significa avere una dermatite allergica da contatto?

Facile intuire che si tratta di una dermatite che si manifesta in seguito al contatto tra una sostanza, ad esempio il nichel al quale il paziente è allergico, e la pelle.

Fin qui ci siamo ma non è tutto così scontato. Facciamo un po di chiarezza.

I – Dove si manifesta la dermatite allergica da contatto?

La dermatite allergica da contatto generalmente si manifesta nel punto in cui avviene il contatto tra la sostanza alla quale si è allergici e la pelle. Pensate ad esempio al polso quando si è allergici al cinturino dell’orologio.

Ricordo però che ciò che identifichiamo come polso, avambraccio coscia, ecc. è solo una distinzione anatomica alla qualche non corrisponde una reale separazione fisica tra le varie parti perché non esiste un confine reale tra una zona e l’altra della pelle che è e rimane una sola.

Si esatto! La pelle è una sola e se, considerando quella di un adulto, immaginiamo di stenderla per terra come un tappeto ricoprirebbe una superficie pari a 2 m² circa.

Cosa intendo dire? La dermatite allergica da contatto in realtà può comparire ovunque e non necessariamente solo ed esclusivamente nel punto di contatto tra la pelle e la sostanza verso la quale si è allergici.

Le ragioni di tutto ciò sono un pò complesse e al momento è sufficiente tener presente la seguente definizione esatta di dermatite allergica da contatto è: dermatite che insorge in seguito al contatto con una sostanza allergica, che è ben diverso dallo scrivere che insorge nel punto in cui i verifica il contatto!

Intuite benissimo che questa definizione è molto più ampia perchè non si limita a considerare la dermatite allergica una manifestazione che insorge nel punto di contatto con la sostanza allergizzante. Può sembrare un gioco di parole ma non lo è. Soffermati solo un attimo per cogliere appieno la differenza dei concetti “insorge in seguito al contatto” e “insorge nel punto di contatto”.

Quindi praticamente si potrebbe verificare che una persona, ad esempio allergica al nichel, potrebbe non avere nessuna reazione al polso in corrispondenza del cinturino dell’orologio, o all’addome, in corrispondenza del contatto del bottone metallico dei pantaloni, ed avere invece una reazione alle gambe dove apparentemente non c’è stato nessun contatto tra il nichel e la pelle.

II – La sede della dermatite consente di diagnosticare con certezza la causa dell’allergia?

Capita spesso che quando comunico al paziente che il sospetto è la dermatite allergica da contatto subito dopo mi chieda:

“Dottore, qual è la causa? Cosa potrebbe essere stato?”

come se il dermatologo per ogni sede del corpo dove si manifesta la dermatite avesse già la risposta.

Ad esempio, la dermatite al polso è causata dal nichel, quella alle ascelle dai profumi, quella all’inguine dagli elastici, ecc.

L’esperienza e il buon senso dello specialista può essere utile a sospettare la possibile causa ma attenzione alle facili indicazioni e diagnosi senza prima una conferma. La conferma è possibile solo ed esclusivamente dopo aver eseguito come scritto sopra i Patch test.

patch test

III – Ogni quanto tempo devono essere ripetuti i Patch test?

A volte mi capita di visitare pazienti che ogni anno ripetono i Patch test oppure  li abbiano eseguiti molti anni addietro, ad esempio nel 1992, e poii più nulla e sempre da allora applicano al bisogno le stesse creme prescritte dal dermatologo.

Ha senso ripetere i Patch test annualmente? No! Così come non è corretto, al contrario, il comportamento di chi dopo la prima diagnosi non consulta più lo specialista, gli anni passano e non esegue mai più i Patch test.

Ogni quanto tempo un paziente con dermatite allergica da contatto dovrebbe ripetere i Patch test?

Teoricamente non esiste una risposta standard e valida per tutti e l’indicazione ad eseguire nuovamente l’indagine deve essere personalizzata come nel caso seguente..

Immaginiamo una persona allergica al nichel che subito dopo la diagnosi esegue correttamente i trattamenti consigliati dal dermatologo e che scrupolosamente si attiene alle sue indicazioni per evitare il contatto con la sostanza allergizzante che ad un certo punto presenta nuovamente un peggioramento della sua dermatite.

In questi casi, accertato che il contatto con il nichel è stato sempre evitato e che non è cambiato nulla per quanto riguarda lo stile di vita e/o professionale della persona è molto probabile che sia subentrata una nuova allergia quindi è consigliabile eseguire nuovamente i Patch test.

Attenzione però alle facili conclusioni del tipo:

“Se ho fatto i Patch test e sono risultato allergico al nichel e con la cura del dermatologo sono guarito dalla dermatite che ora a distanza di 2 mesi è ricomparsa, vuol dire che sono diventato allergico ad una nuova sostanza e devo ripetere i Patch test?”

Ovviamente no, perché è molto probabile, quasi certo, che il problema sia sempre lo stesso. In questi casi è fondamentale la collaborazione tra il dermatologo e il paziente per capire e indagare cosa potrebbe essere successo e quale condizione potrebbe aver favorito la recidiva.

IV – Se la dermatite si manifesta sempre nelle stesse zone del corpo la causa dell’allergia è sempre la stessa?

Alcune persone non eseguono più a distanza di tempo i Patch test è perché notano che la dermatite compare sempre nelle stesse zone dove è comparsa la prima volta però, mentre all’inizio riuscivano a curarla con le prescizioni derl dermatologo, ultimamente non sono più in grado di farlo.

Quando si verifica ciò il paziente è convinto che la causa dell’allergia sia sempre la stessa e che la colpa è delle creme che devono essere cambiate.

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“Dottore, ho la dermatite perché sono allergica al nichel, lo so perché ho fatto i Patch test nel 1992, vede (indicando dei fogli)? Ora però non riesco più a curarla con queste creme che applico sempre perché la pelle si è assuefatta!”

In questa frase il paziente ha già fatto la diagnosi e spiegato la causa del suo attuale problema al dermatologo il quale a questo punto senza neanche aver proferito nessuna parola dovrebbe solo sollevare la penna per una nuova prescrizione.

La gestione del paziente con dermatite allergica è complessa e la situazione precedente sarebbe stata diversa se il paziente si fosse, invece, rivolto al dermatologo in questo modo:

“Dottore, tempo addietro ho avuto una dermatite localizzata … e il medico ipotizzando che fosse di natura allergica mi ha consigliato di eseguire i Patch test che effettivamente hanno confermato l’allergia al nichel. Mi furono fornite tutte le indicazioni per evitare il contatto con il nichel insieme alla cura per trattare la dermatite. Le confesso che all’inizio non è stato facile evitare il nichel perché lo trovavo dappertutto e proprio per questo periodicamente avevo delle recidive che riuscivo a gestire applicando sempre le stesse creme prescritte dal dermatologo. Con il passare del tempo sono diventato sempre più attento ed ho imparato ad evitare il nichel.  Le assicuro che il mio stile di vita e di lavoro non è cambiato eppure adesso mi ritrovo nuovamente con la dermatite così come all’inizio se non addirittura peggio… Dottore, cosa pensa sia successo?”

Di fronte a questa situazione le ipotesi possono essere solo due:

– ci potrebbe essere stato un contatto “involontario” con il nichel

– il paziente potrebbe nel frattempo aver sviluppato una nuova allergia ad una sostanza differente magari ad un componente delle creme applicate per lungo tempo sulla cute lesa.

In questo caso ripetere i Patch test è giustificato perché il paziente potrebbe aver sviluppato un nuova allergia

V – Quali sono le sostanze da evitare in caso di dermatite allergica?

Di solito, dopo che un paziente ha eseguito i Patch test riceve degli fogli con la prescrizione e le indicazioni di tutto ciò che deve evitare.

Se per la prescrizione non ci sono problemi, è invece difficile per il paziente comprendere il peso da dare a tutte le informazioni riguardanti ciò che da quel momento in poi deve evitare.

“Dottore, ma… ma si trova dappertutto! E’ impossibile evitarlo!”

In quel momento, il dermatologo deve capire che il paziente sta chiedendo un aiuto, un chiarimento ulteriore e se non lo facciamo applicherà per un pò di tempo le creme ma non riuscirà a seguire le indicazioni e ad evitare il contatto con la sostanza allergizzante.

Stanco di vedere e vedersi con le macchie della dermatite inizierà a prerigrinare da un dermatologo ad un altro fino a quando…

“Ho ascoltato con attenzione tutto quanto… posso visitarla?”

e poi

“Il sospetto del collega era corretto, lo condivido, é una dermatite allergica da contatto!”

“Si, infatti, ho fatto i Patch test che hanno dimostrato un’allergia al nichel…”

“Le sono state fornite delle indicazioni per evitare il nichel?”

“Si, mi ha dato questo foglio (tirandolo fuori e mostrandolo al medico) e mi ha detto qui è scritto tutto (indicando il foglietto)…, ma, dottore, come faccio? si trova dappertutto! Non c’è un vaccino?”

“Vede… tutto ciò che è scritto è vero! Però è solo un elenco di ciò che contiene il nichel… e dobbiamo dare un senso, dobbiamo filtrare queste informazioni e considerare solo quelle che la riguardano… le altre le possiamo ignorare e non tenerne conto… è tutto potrebbe diventare più semplice da gestire…”

“Dottore, non capisco… non la seguo…”

“Deve sapere che nella dermatite allergica da contatto perché si manifestino le chiazze sulla pelle ci deve verificare sempre un contatto diretto e prolungato con la sostanza allergizzante…”

“Diretto e prolungato? Cosa significa?”

“Vede questa penna? é metallica, contiene nichel ma non è sufficiente che lei la tocchi solo per un attimo perché poi compaia la sua dermatite…”

“Cioè…”

“Vede qui (indicando il foglio della paziente) c’è scritto evitare le forbici perché contengono nichel… ebbene, lei è una sarta?”

“No, sono una segretaria…”

“Bene! Le forbici le può usare perché il contatto sarebbe concentrato e limitato nel tempo e quindi non rilevante per il suo problema….”

“Allora… (leggendo il foglietto) cosa potrebbe causare e scatenare la dermatite? Potrebbero solo i trucchi che uso tutti i giorni per andare al lavoro oppure i tessuti sintetici che uso quando vado in palestra…”

“Si certo, potrebbero! Infatti partiamo da qui. Li eviti! Usi trucchi testati per il nichel e indossi cotone a contatto diretto con la pelle…”

“Quindi le pentole le posso usare?…”

“Si certo! La sua dermatite non è dovuta alle pentole che usa solo per cucinare a pranzo e cena….”

“Grazie, dottore, seguirò la sue indicazioni… e per la cura invece?”

“Applichi queste (indicandole) e mi raccomando faccia tesoro di quanto appena dscusso insieme…”

Dopo un mese…

“Dottore, la dermatite va molto meglio, riesco a gestirla…”

Cosa è successo?

Dopo la diagnosi iniziale di allergia il paziente si è trovato di fronte ad un problema molto più grande di lui non sapendo come affrontarlo perché non aveva idea da dove partire per poterlo fare.

La dermatite allergica da contatto si manifesta solo dopo un contatto diretto e prolungato con la sostanza incriminata e ciò deve essere spiegato al paziente filtrando le indicazioni da seguire e quelle da evitare e iniziando insieme un percorso a gradini che pian piano lo aiuteranno a gestire al meglio il suo problema.

VI – Si può essere allergici solo in alcuni periodi dell’anno?

Chi soffre di dermatite allergica sa benissimo che ci sono periodi durante l’anno in cui la dermatite peggiora.

Alcuni migliorano d’estate mentre altri peggiorano e lo stesso vale per le altre stagioni dell’anno.

Questo non significa che un soggetto è allergico solo nei periodi durante i quali si manifesta la dermatite perché lo è tutto l’anno anche quando la sua pelle apparentemente è sana.

La dermatite infatti si manifesta in seguito al contatto con la sostanza allergizzante e la pelle ma per farlo giocano un ruolo importante anche il sistema immunitario, i fattori ambientali e quelli individuali.

Ed è questo il motivo per cui durante l’anno ci sono periodi in cui la pelle è sana e altri in cui peggiora.

VII – Applicata la crema consigliata dal dermatologo sulla dermatite dopo quanto tempo posso riprendere le faccende domestiche?

Spesso si pensa che subito dopo l’applicazione della crema sulle chiazze di dermatite sia stata subito assorbita e quindi è possibile rivestirsi oppure mettere le mani a mollo in acqua e magari lavare i piatti oppure le verdure per cucinarle.

Una volta applicata la crema è necessario aspettare minimo 30 minuti, meglio se il doppio del tempo, per assicurarsi che venga assorbita e di conseguenza inizi a modulare e contrastare il processo infiammatorio della dermatite.

Rivestirsi o venire a contatto con l’acqua subito dopo l’applicazione della crema vanifica il trattamento della dermatite.

Conclusioni

Se il soggetto con dermatite allergica da contatto, che conosce benissimo l’impatto della patologia sulla sua qualità di vita individuale, relazionale e professionale, e il dermatologo, il quale deve mettere in chiaro concetti che non devono essere dati per scontati, non condividono e costruiscono insieme il percorso terapeutico da percorrere insieme nessuno dei due otterrà il risultato desiderato: la guarigione!

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