Crema solare e Vitamina D: è veramente necessario scegliere tra avere le ossa forti o avere il melanoma?

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Specialista in Dermatologia e Venereologia

Ormai lo sappiamo, la vitamina D è fondamentale per l’assorbimento intestinale del calcio e nel metabolismo osseo.
Gli studi più recenti hanno anche evidenziato un suo ruolo nel corretto sviluppo del Sistema Immunitario e nella maturazione polmonare intrauterina e post-natale, attraverso la modulazione dei processi infiammatori e la risposta alle infezioni. (ne abbiamo parlato qui )

La vitamina D è una vitamina liposolubile sintetizzata prevalentemente a livello della pelle: l’esposizione al sole trasforma il 7-deidrocolesterolo in vitamina D3 (colecalciferolo).
L’esposizione a specifiche radiazioni solari (raggi UVB tra i 290 e 315 nm) induce la produzione della vitamina D3.
Purtroppo però la luce solare naturale è caratterizzata dalla presenza di queste specifiche radiazioni solo per un numero limitato di ore, che varia in base alla stagione e all’area geografica.

Alcune persone, supportate a volte anche da consigli di medici poco attenti, pensano che l’esposizione ai raggi ultravioletti naturali (sole) o artificiali (lampade abbronzanti) siano la principale fonte di produzione di vitamina D.
A volte, viene loro consigliato di esporsi al sole senza protezione solare perché questa impedirebbe l’assorbimento dei raggi solari e la conseguente produzione di vitamina D.

L’immagine che si compone nella testa delle persone è di conseguenza questa:

“devo stare tutta l’estate al sole per accumulare più vitamina D possibile, altrimenti mi si sgretoleranno le ossa e mi prenderò un sacco di infezioni!”

Proviamo a capire se questa immagine è veramente corretta.

Quanta vitamina D ci serve per avere ossa e sistema immunitario sano?

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In assenza di patologie come l’osteoporosi, la dose ideale (secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Salute) è di 600 UI (Unità Internazionali) fino a 70 anni e 800 UI sopra i 70 anni.

Nell’adulto giovane è stato calcolato che una esposizione estiva su entrambe le superfici del corpo per 20 minuti giornalieri produce 10000-20000 UI: quindi non è necessario stare giornate intere al sole per produrre ciò che ci serve! 

Anche perché, quando la vitamina D prodotta eccede il fabbisogno, il nostro corpo inizia automaticamente a smaltirla per evitarne il sovraccarico.  Quindi non ha alcun senso esporsi ore e ore al sole nella speranza di “fare scorta” di vitamina D!

Ammettendo che la produzione di vitamina D3 non avvenga se applichiamo sulla pelle uno schermo solare, questi 20 minuti quotidiani al sole possono indurre una maggiore incidenza di tumori della pelle? 

Sappiamo che l’esposizione al sole senza protezione mette a rischio di sviluppare i tumori cutanei e velocizza il processo di invecchiamento (che significa formazione di macchie, rughe e grigiore cutaneo), e che l’uso regolare della protezione solare può fare molto per evitare che ciò accada.

Studi controllati hanno dimostrato che l’uso regolare di una protezione solare ad ampio spettro con SPF 15 o superiore, riduce le possibilità di sviluppare carcinoma a cellule squamose di circa il 40%, di melanoma del 50% e di invecchiamento precoce della pelle del 24 %  

Inoltre, le radiazioni UV danneggiano gli occhi e possono causare cataratta, tumori delle palpebre e altri tumori oculari, compreso il melanoma.

20 minuti di esposizione senza protezione solare sono sufficienti a causare danni al DNA. Se poi questi 20 minuti sono ripetuti giorno per giorno per anni nella vita, i danni al DNA si sommano fino ad indurre mutazioni genetiche alle cellule e ad indurre la comparsa di tumori cutanei. 

Sfortunatamente, le stesse lunghezze d’onda UVB che inducono il nostro corpo a sintetizzare la vitamina D3, sono anche responsabili delle scottature solari e delle mutazioni genetiche che favoriscono la comparsa di tumori cutanei.

20 minuti di esposizione senza protezione solare sono sufficienti a causare danni al DNA

I filtri solari sono progettati per filtrare la maggior parte delle radiazioni UVB del sole in particolare:

  • Un filtro SPF 15 scherma circa il 93% dei raggi UVB
  • Un SPF 30 scherma circa il 97% dei raggi UVB
  • Un SPF 50 scherma circa il 98% dei raggi UVB
  • Un SPF 50+ scherma circa il 99% dei raggi UVB

Ciò significa che

  • nessun filtro scherma il 100% dei raggi solari UVB
  • che non c’è grandissima differenza in termini di percentuale di raggi schermati tra una crema con spf 30 e una con SPF 50+
  • che anche una crema con “solo” SPF 15 scherma più di 90% dei raggi UVB e quindi svolge egregiamente la funzione di prevenzione dei tumori cutanei

(nota bene: questi valori vengono rispettati anche nella tua pelle se applichi 2 mg di prodotto ogni cm quadrato di pelle! Quindi circa 30 grammi su tutto il corpo per ogni applicazione. E se riapplichi il prodotto, con le stesse dosi, ogni 2 ore di esposizione. Se invece applichi meno prodotto, o non lo riapplichi ogni 2 ore, questi valori si riducono in maniera esponenziale!)

Ma il sole non produce solo raggi UVB: come la mettiamo con gli UVA?

Le radiazioni UVA presentano una lunghezza d’onda più lunga (320-400 nm) e sono responsabili dell’invecchiamento precoce della pelle e, di conseguenza, della predisposizione al cancro della pelle. 

Uno studio pubblicato nel 2015 su Science, la rivista scientifica più importante al Mondo, ha dimostrato che il danno cellulare indotto dagli UVA può iniziare dopo meno di un minuto al sole!

In particolare, il danno ai melanociti (le cellule che producono il pigmento melanina della pelle) continua anche per ore dopo il termine dell’esposizione al sole. E con i melanociti non si scherza: la mutazione del loro DNA può portare al melanoma, la forma più letale di cancro della pelle.

A questo punto, chiarito che il danno al DNA indotto dai raggi solari, sia UVA che UVB, avviene fin dai primi minuti di esposizione solare e che gli effetti di accumulo di queste radiazioni inducono la comparsa di tumori cutanei, è evidente il motivo per il quale noi dermatologi stressiamo così tanto l’importanza dell’applicazione del filtro solare almeno SPF 15 ogni giorno, sia in città che in vacanza.

Se poi, oltre al filtro solare ad ampio spettro (che significa sia anti UVA che anti UVB), si usano altri metodi di protezione solare come indossare indumenti confezionati con tessuti anti-UV, occhiali da sole con filtri UV certificati e l’evitare l’esposizione alla luce nelle ore centrali della giornata, ancora meglio!

“Ok ho capito, devo proteggermi dai raggi solari, ma la vitamina D?”

Gli studi clinici non hanno mai riscontrato che l’uso quotidiano di creme solari porti ad insufficienza di vitamina D.
Anzi, mostrano che le persone che usano la protezione solare quotidianamente possono mantenere i loro livelli di vitamina D assolutamente intatti! 

Il sole non è l’unico strumento che abbiamo per acquisire la Vitamina D.
Lo possiamo fare anche combinando dieta ed integratori alimentari, prescritti dal medico in caso di carenza accertata dagli esami del sangue.
I pesci grassi come il salmone, lo sgombro e il tonno sono fonti particolarmente ricche di Vitamina D. Piccole quantità sono presenti anche nei tuorli d’uovo, nel fegato e nel formaggio.

Al supermercato puoi trovare anche cibi addizionati di vitamina D come le bevande vegetali o succhi di frutta. Prediligendo questi cibi nella dieta settimanale ed esponendoti al sole per mezzora al giorno con una protezione spf 15 è possibile mantenere buoni livelli di Vitamina D.
Per i mesi invernali, quando alle nostre latitudini è difficile potersi esporre al sole, meglio controllare con gli esami del sangue il livello di vitamina D e, se carente, assumere degli integratori.

In conclusione, sfatiamo l’ennesimo falso mito legato all’esposizione solare:  non è affatto necessario scegliere tra prevenire i tumori cutanei e prevenire l’osteoporosi. Si possono fare entrambe le cose in estrema sicurezza!


Bibliografia

Wolpowitz D et al. The vitamin D questions: how much do you need and how should you get it? J Am Acad Dermatol 2006; 

Van der Pols JC et al. Prolonged prevention of squamous cell carcinoma of the skin by regular sunscreen use. Cancer Epidemiol Biomarkers Prevent 2006; 

Premi S et al. Chemiexcitation of melanin derivatives induces DNA photoproducts long after UV exposure. Science 2015; 

Farrerons J et al. Clinically prescribed sunscreen (sun protection factor 15) does not decrease serum vitamin D concentration sufficiently either to induce changes in parathyroid function or in metabolic markers. Br J Dermatol 1998; 

Marks R et al. The effect of regular sunscreen use on vitamin D levels in an Australian population. Results of a randomized controlled trial. Arch Dermatol 1995; 

Wolpowitz D et al. The vitamin D questions: how much do you need and how should you get it? J Am Acad Dermatol 2006;

Hughes MCB et al. Sunscreen and prevention of skin aging: a randomized trial. Ann Intern Med 2013;

Green AC et al. Reduced melanoma after regular sunscreen use: randomized trial follow-up. J Clin Oncol 2011;

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